La griffe del PPR e le patacche del Piano Casa di Cappellacci

di Paola Cannas | tutti gli articoli dell'autore

Is Maglias

Quando nell’estate 2004 Renato Soru, con la sua giunta, avviò il processo di formazione del PPR, alle spalle c’era il vuoto normativo lasciato dai piani paesistici precedentemente annullati assieme ad una cultura del governo del territorio in cui le tematiche urbanistica-ambiente-paesaggio erano state mantenute separate, e con un assetto dei rapporti tra Amministrazioni comunali e regionale nella gestione del territorio della Sardegna, connotato da conflittualità. La cultura del paesaggio non era certo diffusa: nessuna scuola sul paesaggio, rarissime le figure professionali di esperti di architettura del paesaggio. Per contro era assai estesa l’assuefazione al brutto, al non finito, alla mancanza di attenzione per l’ambiente.

Alle spalle anche un lungo periodo caratterizzato dall’eccessivo consumo del territorio, spesso in aree ed ecosistemi fragili, in zone di pericolosità e rischio idrogeologico e soprattutto a ridosso di spiagge di rara ed eccezionale bellezza. Su 377 Comuni i Piani Urbanistici formati nel rispetto della L.R. 45 erano solo 257, (per la maggior parte piccoli Comuni); 93 erano vecchi piani di fabbricazione scarsamente attenti ai valori ambientali (specie nei Comuni costieri con elevate presenze di insediamenti turistici); gli altri 27 erano piani regolatori generali.

Occorreva anzitutto riordinare le conoscenze del territorio. Attraverso un gruppo di lavoro multidisciplinare formato da dipendenti regionali, collaboratori, giovani neolaureati e consulenti specialisti e con le due Università della Sardegna è stato potenziato l’Ufficio del Piano della Regione. Con questo sono state riorganizzate le conoscenze del territorio inerenti la natura, la storia, la società, l’economia, al fine di evidenziarne le interrelazioni, rese immediatamente accessibili a tutti, attraverso il Sistema Informativo Territoriale Regionale (SITR). Chiunque, on line anche lontano dalla Sardegna, poteva accedere alla conoscenza del territorio sardo, ammirarne le sue bellezze, con un semplice e gratuito click. I dati che emergenti dal riordino delle conoscenze non solo confermavano le preoccupazioni iniziali sul consumo del territorio ma fotografavano una situazione di emergenza e allerta.

A fronte di una popolazione complessiva censita al 2001 pari a 1.631.880 unità, risultava un patrimonio abitativo costituito da 802.149 abitazioni totali, di cui 459.762 (57,31%) nei comuni costieri e, per 208.458 abitazioni vuote (26% del tot.), ben 153.065 (73,43%) risultavano essere state realizzate nei comuni costieri. Con la vecchia pianificazione paesistica, fortunatamente annullata, era stato previsto di consentire la realizzazione di costruzioni turistiche sulle coste per complessivi 42.484.000 mc., ed al 2005 risultavano realizzati o in corso di ultimazione interventi per complessivi 12.918.000 mc. (che appunto avevano fatto scattare l’allarme da parte di associazioni ambientaliste e cittadini sensibili) e presso i Comuni costieri risultavano depositati progetti di ulteriori lottizzazioni per altri 11.000.000 di mc..

L’analisi storica del consumo di territorio ha restituito questi dati: aree complessive dei centri storici occupate al 1860 pari a 7.620 ha; aree di espansione fino al 1950 pari a 6.454 ha; aree di espansione recente pari a 22.657 ha (300% dei centri storici). Aree per insediamenti turistici pari a 7.027 ha, aree per insediamenti commerciali e produttivi pari a 17.752 ha.. Il consumo di territorio derivato dalle attività insediative passava da valori medi del 3,3%, se calcolato su tutto il territorio, a valori pari al 10% sul totale dei territori costieri. Se si considera che nei territori costieri insistono la maggior parte delle aree sensibili dell’intero territorio: spiagge, dune, falesie, lagune, stagni, delta dei fiumi, l’aver quantificato che il consumo di territorio nei comuni costieri è arrivato a valori del 300% di quelli medi ed ha fatto scattare l’urgenza di arrestare la tendenza distruttiva. In Europa, Germania e Francia in testa, il blocco del consumo dei territori è filosofia strategica per il futuro da molto tempo. La fase della pianificazione paesaggistica regionale attivata dal 2004 si è avviata quindi sulla consapevolezza di una forte emergenza. I comparti più sensibili del patrimonio territoriale regionale erano a rischio. Primo fra tutti quello costiero e, più ancora era a rischio l’equilibrio tra comunità e ambiente, condizionato dai meccanismi speculativi edilizi di breve durata, che bloccavano qualsiasi modello di sviluppo sostenibile, fondato sulle peculiarità dell’ambiente e del paesaggio sardo.

E' proprio questo che il nuovo Piano Paesaggistico Regionale ha messo in gioco: il paesaggio della Sardegna - nel suo intreccio tra natura e storia, tra luoghi e persone - come identità del territorio regionale e perno di riferimento di una nuova idea di Sardegna, di una nuova rinascita fondata appunto sull'identità del territorio. Patrimonio da amministrare con saggezza e lungimiranza per consentire di goderne i frutti alla generazione presente ed a quelle future. Una risorsa da salvaguardare, che è stata spesso utilizzata come giacimento dal quale estrarre pezzi pregiati sradicandoli dal contesto. Anzitutto il territorio costiero non può essere considerato una striscia di larghezza pari a 150 m (nelle piccole isole) o 300 m (negli altri Comuni), dove realizzare insediamenti turistici qualunque. In esso si riconosce un legame ed una delicata interdipendenza di elementi caratterizzanti l’ambiente costiero da un punto di vista climatico, fisico-ambientale, vegetazionale, faunistico, eco sistemico. La fascia costiera, dove è presente l’unicità del bene “spiaggia”, è definita bene paesaggistico d’insieme e rappresenta il primo “scalino” della graduazione del vincolo, ed ha un valore strategico per lo sviluppo dell’intero territorio regionale..

I criteri di delimitazione e tutela della fascia costiera adottati dal PPR si sono aggiudicati un prestigioso riconoscimento dall’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente).

Altro punto di forza riconosciuto dal PPR sono, i luoghi sostanzialmente intatti dell'identità, della memoria e della lunga durata. Il patrimonio sardo è ricchissimo di emergenze storico culturali sia post classico: il sistema delle 7 città regie, i centri rurali, i centri di fondazione sabauda, le città e i centri di fondazione degli anni ’30 del ‘900, gli stazzi, i medaus, i furiadroxus, i cuiles, le reti viarie e i sistemi connettivi, le aree dell’insediamento produttivo di interesse storico culturale quali i villaggi minerari e industriali, le aree delle saline storiche ed i villaggi delle bonifiche e della riforma agraria o rurali, sia antico: luoghi di culto dal preistorico alle architetture religiose medioevali, fino a quelle moderne e contemporanee; aree funerarie dal preistorico all’alto medioevo, architetture specialistiche e civili di specifico interesse storico culturale.

Si è progettata una nuova Rinascita fondata sul paesaggio per una Sardegna ambientale ed istruita sulla base di due orientamenti essenziali:
1. impedire il consumo inutile dei territori come nuova filosofia strategica per il futuro”, scegliendo, di "non toccare il territorio intatto"; dei luoghi dell'identità e della lunga durata, naturale e storica, in quanto valori irrinunciabili e non negoziabili;
2. ricostruire, risanare i luoghi delle grandi e piccole trasformazioni in atto, recuperare il degrado che ne è conseguito sia per abbandono sia per sovra-utilizzo, con una costruzione partecipata delle nuove "regole" dei paesaggi locali, all’interno di nuovi Piani Urbanistici Comunali adeguati a quanto stabilisce la Convenzione Europea sul Paesaggio, che "...concerne sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali, che i paesaggi della vita quotidiana e degradati ".

Gli obbiettivi di qualità del PPR, riassunti dall’incipit delle norme, sono espressi con il primo comma, che pur assommando caratteri tecnici e giuridici, suonano come una nuova Carta de Logu fondata sul valore della Sardegna capace di creare benessere e non sulla rapina che crea ricchezza per pochi:
1. La Regione riconosce i caratteri, le tipologie, le forme e gli innumerevoli punti di vista del paesaggio sardo, costituito dalle interazioni della naturalità, della storia e della cultura delle popolazioni locali, intesi come elementi fondamentali per lo sviluppo, ne disciplina la tutela e ne promuove la valorizzazione attraverso il Piano Paesaggistico Regionale….. ed hanno meritato al PPR la segnalazione aI Premio del paesaggio del Consiglio d’Europa 2010-2011.

Per raggiungere tali obbiettivi, e cancellare” quell’atteggiamento diffuso di consumo inutile del territorio e sostituirlo con un nuovo approccio per il futuro fondato sull’impegno a "non toccare il territorio intatto" occorreva ed occorre una rivoluzione culturale. Nel corso del governo Soru si è operato soprattutto con progetti sperimentali di qualità in alcuni Comuni per promuovere lo sviluppo non solo attraverso il turismo estivo, ma anche quello culturale e ambientale. Si è operato nella riqualificazione dei centri storici, per il risanamento degli edifici privati, il rifacimento di pavimentazioni stradali e l’acquisizione di edifici storici al patrimonio pubblico. Sono state avviate iniziative per valorizzare l’unicità del patrimonio culturale sardo, di interesse per l’intera l’umanità, promuovendo l’accesso al marchio UNESCO non solo per il sito di Barumini, ma per la rete dei Nuraghi, per le testimonianze del periodo Fenicio Punico, per la rete degli insediamenti minerari.

Il percorso avviato dal PPR, da attuarsi con i Comuni ed il supporto dell’Ufficio Regionale del Piano, con l’aggiornamento dei PUC, ridisegna il territorio sardo come un fine arazzo a mezzo punto e non più come un patchwork di ritagli mal cuciti. Un percorso da completare con un impegno generale di tutte le istituzioni per realizzare interventi di qualità in un territorio di qualità, per garantire elevati livelli di vita dei sardi, che non poteva essere compiuto nei cinque anni di durata della giunta Soru. Riguarda paradigmi costruiti in decenni e condivisi da gruppi dirigenti di diverso credo politico!

L’attuale governo regionale ha iniziato ad interrompere il processo di innovazione culturale ed operativa del PPR dal primo momento in cui si è insediato. Dopo aver annunciato la variante al PPR, con dispiego di comunicati, si è prefissato di destrutturare il valore paesaggistico della fascia costiera e degli insediamenti storici e intende consentire la ripresa di un nuovo attacco sulle coste. Ha cancellato l’Ufficio Regionale del Piano interrompendo il processo di collaborazione-cooperazione con i Comuni nella formazione dei PUC. Ha promosso la legge sul golf che vorrebbe riversare altri milioni di metri cubi sulla fascia costiera. Ha promosso i“Piano Casa” che vorrebbero riavviare il percorso interrotto delle vecchie lottizzazioni sulle coste e attraverso una pseudo-risposta a fabbisogni abitativi, consentendo la realizzazione di escrescenze e protuberanze di una edilizia brutta e malata, anche nei sottotetti e pilotis.

Patacche contro la griffe del PPR!

Meno male che lo Stato Italiano e l’Europa hanno deciso di interrompere queste tendenze dannose, retrograde e superate. La speranza di oggi è la sensibilità dei sardi, cresciuta tantissimo in questi anni verso i temi della bellezza, dell’ambiente, del paesaggio da cui possono ricevere benessere ed un nuovo sviluppo sia capace di far riemergere gli obbiettivi di qualità del PPR facendoli diventare coscienza diffusa.
 





26/01/2012
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