Il PPR guttiau

di Sandro Roggio | tutti gli articoli dell'autore

Bosa

Questa estate sembrava imminente la conclusione del percorso iniziato, non so più quanto tempo fa, per rendere inefficace il PPR – come penso io – o per apportare qualche indispensabile puntualizzazione – come dice il presidente Cappellacci. Come altri vorrei capire cosa ci aspetta, dopo il rataplan di ferragosto che annunciava la catarsi urbanistica sarda, la fine di un'epoca iniziata nel 2004. E che ci aveva dato un po' di lustro, compensando l'idea della Sardegna solo billionaire, tutta palcoscenico per cafoni ricchi, almeno in quelle due settimane-choc per l'ecosistema (di cui dicono, in modo inequivocabile, i depuratori in tilt).

Il governo regionale pensa alle maniere spicce per togliere vincoli paesaggistici, e insieme si destreggia nella costruzione di un modello teorico per elevarle al rango di antidoti al maleficio. C'è agli atti la versione in prosa: lo slogan nei comizi “scaldate i motori delle betoniere”, destinato a una platea vasta di intenditori, che evidentemente non basta, perché qualcosa bisogna pur dirla alle persone per bene che hanno votato a destra e che cominciano a dubitare. Quindi la commedia delle “nuove idee”, parodia della partecipazione, schermo di fumo per celare i movimenti che contano e disorientare con il messaggio “siamo tutti ambientalisti”. Una lunga fase che si conclude con il tripudio delle pagine di pubblicità sui giornali (che ci hanno messo in conto). Pronti a festeggiare, non solo a destra, tutti quelli che hanno visto nel Ppr disarmato la nemesi storica di Soru, Tuvixeddu come la campagna di Russia per Napoleone.

Ecco, sarebbe il caso che qualcuno ci dicesse a che punto siamo dopo sei mesi dalla fanfara e a tre anni dall'insediamento della prima giunta Cappellacci. E' urgente. Perché la promessa di un nuovo Ppr ha fatto sì che i comuni costieri smettessero o rallentassero le attività di adeguamento dei piani comunali a uno strumento in procinto di essere cancellato o almeno tramortito dalle annunciate puntualizzazioni, goccia a goccia. Roba che non dà l'idea del partito del fare preoccupato per la sorte della Sardegna. E perdere tempo, in attesa del Ppr guttiau, è un danno comunque la si pensi. Uno stato di incertezza nelle regole allontana gli investitori buoni e accende la fantasia dei maneggioni.

Per questo è bene che si mettano subito le carte in tavola, oltre le tattiche politicanti. Smettendo la catena solidale tra piano casa, legge sul golf e nuovo Ppr, basata sul sostegno reciproco tra tre strumenti difettosi, confidando che tutto si aggiusti per strada. Tre provvedimenti diversi: in marcia divisi per colpire uniti, con eccesso di prosopopea e noncuranza di Codice dei beni culturali e Costituzione.

E' successo infatti, e si tratta di una circostanza essenziale, che una delle tre punte della strategia sia malferma per l' impugnativa del governo Berlusconi. Che ha intravisto nella legge sul golf seri difetti, che per estensione potrebbero riguardare anche il piano casa e il nuovo Ppr se scantonasse abusando delle prerogative. La deprecabile legge sul golf, assumendo sembianze e competenze che non sono sue, prefigura un inammissibile arbitrio: la giunta regionale autorizzata a modificare il piano paesaggistico per individuarvi, a sua discrezione, le aree – verosimilmente preziose – per campi da golf e case. Senza sentire lo Stato che quel piano ha condiviso, perché lo Stato ha competenza primaria in materia di paesaggio, e sui beni paesaggistici è chiamato dal Codice dei beni culturali a concorrere, in ogni regione, alla loro individuazione (ed eventualmente alla loro soppressione).

C'è un ostacolo nella missione contro il Ppr. Lo Stato dovrebbe cambiare giudizio e contraddire, senza fatti nuovi, il valore già riconosciuto a beni culturali individuati sulla base di approfondite analisi: improbabile capriola, forse auspicata e sollecitata da faccendieri in disarmo. Cappellacci ha però diritto a esprimere un'altra idea di governo del territorio, come succede in un Paese normale. Se rinunciasse al ruolo dell'ambientalista, che ogni tanto gli piace assumere, seguirebbe un dibattito interessante e senza pregiudizi.
 





20/01/2012
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