Il centro destra in Sardegna è totalmente fuori dalla storia

di Renato Soru | tutti gli articoli dell'autore

agricoltura

Intervento sulle Linee guida per il PPR*. Intervengo con qualche emozione stamattina in quest'aula. Vorrei trovare le parole adatte ad un dibattito importante come quello che oggi avviene in quest'Aula. Importante ed ha fatto bene il mio collega Gian Valerio Sanna che ha ricordato Giovanni Lilliu, che è stato commemorato qui stamattina. Importante perché il nostro dibattito comunque si colloca nella storia di quanti prima di noi hanno difeso l'ambiente, il patrimonio paesaggistico di questa Regione, di quanti si sono succeduti in questi banchi facendo il possibile perché venisse posto un freno al consumo indiscriminato del territorio, all'impoverimento successivo della nostra terra.
E credo che questa nostra discussione e quello che decideremo oggi si porrà e rimarrà nella storia di questa Regione per gli effetti importanti che avrà nel futuro di chi verrà dopo di noi. Credo che sia un dibattito quindi che ciascuno di noi deve affrontare in piena coscienza, fuori dai pregiudizi, fuori dai luoghi comuni e consapevole dell'importanza che il risultato di questo dibattito alla fine avrà. Io sono perché le nuove linee guida vengano bocciate e vengano riportate in seno alla Giunta regionale che ha altri strumenti per migliorare la situazione e darsi quegli obiettivi che a parole si dà, dalla legge urbanistica a tutti gli altri atti successivi.
Oggi non voglio parlare del valore del paesaggio, del valore dell'ambiente, della necessità di interrompere il consumo, dei valori identitari legati al paesaggio. Di tutte queste cose ne parlate ampiamente anche voi per contraddirle però subito dopo nell'azione pratica dicendo delle cose che mostrano che forse non avete ancora capito, non è stato ancora compreso che cosa sia il PPR che vorreste cambiare. Alla fine il PPR era la base di un nuovo modello di sviluppo per questa Regione, era l'idea che questa Regione potesse guardare a un proprio futuro e creare nuove occasioni di lavoro non più consumando il territorio e impoverendolo per il futuro, per le nuove generazioni. Nasceva dall'idea che si può stare al mondo e vivere in armonia con la terra che ci è data da abitare senza necessariamente consumarla.
Onorevole Sanjust, oggi le ho sentito dire che il paesaggio non deve essere visto in maniera statica bensì come “qualcosa che è naturalmente predisposto alla sua trasformazione”. La natura, la terra che viviamo non è in maniera naturale predisposta alla sua trasformazione, è in maniera naturale predisposta alla sua conservazione e noi la dobbiamo usare e trasformare il meno possibile e conservare il più possibile per il futuro. E' esattamente il contrario di quello che lei ha detto. Nel giornale di oggi, è la mia opinione naturalmente, ma lo dico anche senza polemica cercando semplicemente di confrontarci e provare a capirci dove qualcuno di noi sbaglia e magari sono io. Ma forse vi convincerete del contrario.
Però sui giornali di oggi leggo dell'India, della Corte costituzionale indiana che decide di chiudere una vastissima area del proprio territorio al turismo e all'antropizzazione semplicemente perché lì ci vive la tigre e sta scomparendo. C'è una naturale predisposizione alla scomparsa di questo felino e per evitare la naturale predisposizione alla scomparsa decidono di tutelarlo in questa maniera così severa. Paesi, ancora per poco, più poveri di noi. Paesi che hanno una visione e che stanno correndo mentre noi ci attardiamo in ragionamenti che sono ormai fuori dalla storia.
Che cosa diceva essenzialmente, cosa dice questo PPR? Possiamo stare al mondo, costruire nuovi e migliori posti di lavoro, smettendo di consumare la fascia costiera, il territorio costiero, concentrandoci sul riuso, sul recupero, sulla ristrutturazione, sul risanamento, ma dicendo stop al consumo di una fascia così importante di territorio. E poiché era così importante tutta, abbiamo detto è un bene paesaggistico d'insieme. Nessuno oggi può giocare con le parole dicendo che se smette di essere un bene paesaggistico d'insieme, e d arriviamo a considerarlo pezzo per pezzo lo tuteleremo di più. E magari la tutela la rivediamo ogni due anni, come si dice. E' evidente che stiamo parlando di qualcos'altro. Stiamo parlando di quella volontà naturale di trasformare, laddove invece deve essere conservato.
Il PPR dice un'altra cosa importante, che oggi non ho ancora sentito. La terra ha un suo valore produttivo agricolo. Serve innanzitutto per sfamarci. E’ servita per questo fino ad oggi e servirà ancora di più nel futuro. Con queste nuove Linee guida noi stiamo dicendo che basta un ettaro di terreno ed è area edificabile, per farci qualunque cosa, totalmente avulsa dalla destinazione e dall'uso produttivo. Ogni ettaro di terreno in Sardegna servirà non più a sfamarci, potrà servirci per costruire quello che si vuole. Questa è la sostanza delle vostre Linee guida. E dico che siete fuori dalla storia, e fuori della realtà totalmente. Basta leggere anche i giornali sardi, qualche giorno fa. La Nuova Sardegna citava della quantità enorme di invenduto in Sardegna. Siamo in piena estate e non si sta più vendendo un solo appartamento per il turismo, e chi ce li ha li vuole vendere, anche perché sono gravati di un’ IMU importante. E chi ha le aree edificabili non vuole neanche costruire.
Provate a chiederlo agli artigiani, e se qualcuno dovesse costruire chi glieli darà i soldi? Provate a chiederlo alle banche. Stiamo vivendo la nostra crisi più grande dagli anni venti, proprio per una bolla speculativa che è nata dallo scriteriato uso del territorio e dal costruire senza senso. Stiamo parlando dei famosi mutui subprime negli Stati Uniti, rimbalzati in Europa fino alla crisi gravissima della Spagna, che tutti pensavano che fosse un modello perché era bravissima a costruire tanto in Costa Brava. Ha costruito tanto, tanto vuoto, tanti mutui non restituiti, tanti debiti dei costruttori che sono diventati debiti delle banche che si sono dovuti risanare a spese dello Stato, e che stanno creando lo sconquasso in Europa. Dentro questo sistema noi ancora pensiamo che dobbiamo rendere edificabile il nostro suolo, e credere con quest'idea che lo sviluppo passi dalla speculazione edilizia, e dall'altra cemento sulle coste? Siamo fuori totalmente dalla storia! Così come siamo fuori dalla storia a pensare che la campagna debba essere sottratta al suo uso produttivo, e debba essere ogni tanto disseminata da casette perché sia più bella, o abbia maggiore possibilità di soddisfare le nostre esigenze.
A chi può interessare il dato più bello che ho letto nei giornali di questi giorni è il prezzo del grano negli Stati Uniti, lo misurano a 25 chili per volta, bushel lo chiamano, basta moltiplicare per quattro. E' arrivato a 39 dollari il quintale il grano con consegne a settembre, al tasso di cambio di oggi vuol dire circa 31 euro. Quando il tasso sarà uno a uno, come sarà dicono in tanti, vorrà dire che il grano costerà 38-39 euro al quintale, qualche anno fa costava 13 euro al quintale, e i contadini della Sardegna erano contenti quando arrivava a 17, a 18, e poi a 20. Quest'anno l'hanno pagato a 28, potremmo ritrovarcelo a 38… 28 da noi! Le dico che se l'ha venduto a 22 ha fatto male (rispondendo ad un’interruzione ndr). No, mi fa piacere! Se l'ha venduto a 22 ha fatto male, e se le hanno dato l'acconto verrà che le daranno il conguaglio. Spero che mi restituisca i minuti! (rivolto alla presidente ndr). Perché non è un gioco, perché noi in Sardegna abbiamo avuto 180 mila ettari coltivati a grano, e quando sembrava che non valesse nulla, nel giro di pochi anni vale tre volte tanto. Ed è interessante che mentre tutto va a rotoli, il grano, come lo chiamano, da farina da pane, vale tre volte tanto. E allora dobbiamo parlare di come facilitare il riaccorpamento fondiario, di come fare in modo che le piccole terre si possono mettere assieme, o dobbiamo parlare di come ogni ettaro può essere autonomamente sottratto alla vocazione produttiva e trasformato in aree di edificabili?
Credo che stiamo sbagliando profondamente, che questo Consiglio regionale sta sbagliando profondissimamente! Sta sbagliando a capire quali sono i valori in campo e quali sono le priorità per garantire un po' di benessere alla nostra gente nel futuro. Il mondo sta andando verso l'idea di diventare autosufficiente dal punto di vista energetico e dal punto di vista alimentare innanzitutto. Dal punto di vista energetico certo non abbiamo molto sottoterra, però siamo stati abilissimi in questi pochi anni, ultimi anni purtroppo, innanzitutto con la prima legge finanziaria a cancellare le leggi che c'eravamo dati nella passata legislatura. Abili ad organizzare discussioni che non si sarebbero dovute fare nelle modalità con cui sono state fatte, ed essere senza nessuna legge di salvaguardia, senza nessuna legge nello sfruttamento del vento e del sole! E ci siamo lasciati sottrarre una grande risorsa che non sapevamo di avere, gestita totalmente all'esterno dalla nostra Regione per interessi che vanno al di là della nostra Regione, senza che alla nostra Regione abbia lasciato meno che delle briciole.
È la storia che si ripete. Prima avete cancellato le leggi, e poi abbiamo assistito in questi tre anni ad un'invasione barbarica che non ci ha lasciato nulla, e abbiamo perso un'opportunità importante per garantire innanzitutto alla pubblica amministrazione i vantaggi diffusi per la società sarda grazie ad una risorsa che avremmo dovuto sapere di avere. Ora vorreste fare lo stesso con il suolo fertile della campagna, sottraendolo appunto alla capacità di sfamarci per il futuro e di garantirci un'autosufficienza alimentare in un'economia che sta cambiando con la velocità che vi ho appena detto, e che sta vedendo nei mercati internazionali triplicare non il prezzo del petrolio, ma il prezzo del grano, assessore Rassu, e con tutto il resto che verrà di conseguenza. Credo che non dobbiamo attardarci a smontare queste regole. Dovremmo invece attardarci a proteggerle. A renderle ancora più forti. A spiegarle alla società sarda. A spiegare che abbiamo davanti una possibilità di futuro se cambiamo radicalmente il pensiero. Se pensiamo che un modello di sviluppo possibile non può essere diverso da quelli che le altre parti del mondo si stanno dando, e cioè un modello di sviluppo che ci mette in sintonia con l'ambiente, che i posti di lavoro li traguarda con i nuovi lavori dell'ambiente, non devastando l'ambiente. Un modello di sviluppo che metta al primo posto la crescita dell'istruzione e del sapere diffuso, perché è solo da questo che può nascere il lavoro, non del consumo del nostro territorio.
Non userò tutto il mio tempo terminò qui. Questa legislatura è già finita, e i danni che poteva fare li ha già fatti tutti. Ne ha già fatti tanti. Ha visto un disavanzo in sanità arrivare a 360 milioni di euro. Ha visto quel che ha visto in tema di continuità territoriale aerea e marittima. Ha visto quello che ha visto in tema di istruzione ad esempio, con la rinuncia all'attività avviata nella passata legislatura. Ha visto quello che ha visto persino nell’ uso dei fondi europei fuori dal patto di stabilità con la restituzione di 380 milioni non spesi, con 220 milioni parcheggiati presso la SFIRS, con altri 190 mi pare siano già destinati ad essere anche questi restituiti. Questa legislatura ha visto cose straordinarie, ha visto un Presidente del Consiglio e un Capogruppo cambiare Gruppo, ha visto un ex assessore denunciare la Regione per lavoro nero!
Questa maggioranza è finita! L'unico modo che avete di ricompattare e di discutere d'altro è stato di rispolverare un vecchio slogan elettorale: "cancelliamo il PPR"! E' finito quel tempo, la Sardegna non è tornata a sorridere. Ii 100 mila nuovi posti di lavoro non ci sono, mettiamo da parte tutte queste storie! C'è una responsabilità in ciascuno di noi in quello che faremo. Vogliamo lavorare per il futuro degli altri? Per il benessere degli altri? Per la possibilità di metterci in una linea di modernità invece che spostare indietro le lancette dell'orologio? O lavoriamo ora, adesso, per ciascuno di noi, in questa Assemblea regionale? Lavoriamo per il tatticismo del momento? Lavoriamo per quello che è più utile alla nostra parte politica in queste prossime settimane?
Credo che valga la pena di fare tutti uno scatto di orgoglio, caro collega, ci sono altri modi per rendere più facile il proseguo, per fare in modo che non ci siano solo dieci comuni con il PUC approvato. Un modo può essere rinvestire sull'Ufficio del piano che è stato cancellato, forse un quinto delle persone che ci si dedicavano ci si dedicano ora. Proviamo ad investire su questo, proviamo ad investire sul futuro per migliorare questi processi. Il sistema informativo territoriale e cartografico esiste già. Esiste già la possibilità di dare accesso ai comuni. Esiste già tutto questo purché lo si voglia fare. In tutto questo noi siamo disposti a fare la nostra parte, ad aiutare, a dare una mano per la prossima legge urbanistica. Mettete da parte questo slogan elettorale di cancellare il PPR.
 

*Seduta n.335 del 24/07/2012 .





26/07/2012
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