di Marcello Fois | tutti gli articoli dell'autore
C’è qualcosa di assolutamente inquietante nella logica trasversale, bipartisan, con cui da più parti arrivano stupite considerazioni, se non critiche aperte, all’ormai celebre delirio, Linee Guida documento n.27/XIV, varato dal Governatore della Regione Sardegna, Dott. Rag. Ugo Cappellacci, e dal suo staff, a proposito della revisione di quel Piano Paesistico Regionale che era stato un fiore all’occhiello della Giunta Soru.
Come a dire che, demolito, virtualmente, il Museo Betìle; affossato Festarch; reso sterile il processo dei Master & Back; azzerato l’impegno a favore dell’Istruzione di ogni ordine e grado; sprecato il balzo sulla Sanità Locale; massacrata la Conservatoria delle Coste; disastrato senza precedenti i trasporti da e per la Sardegna; strangolato le manifestazioni culturali che non fossero puri territori per prebende; depresso, nel cagliarocentrismo esclusivo, i territori dell’interno; abbandonato qualunque processo di modernizzazione identitaria in pietose uscite con berritta in tutto simili alle passate regalìe di bandiere quattro mori; nominato Sardus Pater quell’Aga Khan che ci ha appena trasferito allo sceicco dell’Oman e non, per fare solo un esempio, Pablo Volta; speso cifre incredibili per mettere il solito costume a Caterina Murino; individuato come testimonial il fratello sardo del Gabibbo; dopo tutto ciò, e tanto altro, rimaneva da restituire il territorio a quei cementificatori senza un progetto se non quello di mangiarsi tutto, a cui era stato sottratto.
Da qui il documento più assurdo, sul piano sintattico, metaforico, contenutistico, legislativo che sia stato varato nel dopo guerra da molti secoli a questa parte. E’ Storia nonostante la pochezza di chi l’ha prodotto. Di Cappellacci, e della sua corte, non ricorderemo nient’altro tranne questo estremo tentativo di dare un corpo, una lingua, all’impronunciabile. Ricorderemo che nella stagione del rigore lui propone una visione “creativa” del territorio che vuol dire tutelare solo quello che non serve ai suoi grandi elettori a destra, al centro, a sinistra. Ricorderemo passaggi di meravigliosa, e occhiuta, inconsistenza tipo: “dati i caratteri di mobilità e processualità del paesaggio, l’azione di tutela e valorizzazione del paesaggio deve essere riorientata per portarla a includere sia le misure di salvaguardia, sia la gestione dei processi di trasformazione fino alla previsione della progettazione di nuovi paesaggi contemporanei di qualità”, che poi vuol dire, e qualcuno agli interessati lo ha già spiegato: cari amici costruttori, e Muratori, tranquilli che tra breve potrete ricominciare mangiarvi le porzioni più appetitose del nostro territorio costiero e toglierci la vista del mare con i vostri mostri.
Leggiamo, e leggeremo, questo incommensurabile, bizantino, documento con lo sguardo perso di Renzo che ascolta Azzeccagarbugli, ma non ci saranno rimasti nemmeno i capponi da agitare. La tutela del nostro territorio è finita in mano a un drappello di pubblicitari che hanno tralasciato la sostanza di quanto vanno proclamando, per affermare che un concetto vale solo in quanto mimetizzabile, liftabile, botulinizzabile.
Ma il punto, al di là di ogni silicone possibile, è che sul terreno del territorio si sta giocando una partita che non riguarda i sardi, ma solo quei pochissimi sardi, che della Sardegna se ne fregano altamente: la vorrebbero in balìa di qualunque licenza in nome di una libertà che ha un senso solo per chi se la può permettere. Sono quelli che hanno prosperato sempre e comunque, che ritengono risibili le discussioni per mille euro. Sono quei sardi che non amano i sardi, che auspicano un’isola del bengodi dove gli autoctoni, quando sono ammessi, indossano berritte per il sollazzo dei golfisti, dei velisti, dei vip. Sono quelli che sospirano per il paradiso dell’aragosta e dell’eolico. Che pensano a una terra disabitata e sterilizzata nel suo patrimonio principale che è l’autentico. Fanno la Storia e, orrendamente, non lo sanno.
Hanno prodotto il più scandaloso, spumoso, gelatinoso, documento legislativo che si ricordi a memoria d’uomo. Linee Guida pompate come le tette e le labbra delle loro donne. Di tutto questo non dobbiamo dimenticarci… Se del loro passaggio non resterà che questo estremo, e patetico, tentativo di svenderci agli amici, e agli amici degli amici, dipenderà solo da noi.